GROTTA DEL BUE MARINO

Coordinate: 40.2469717, 9.6228889

Orari

Ottobre/Novembre – Marzo/Giugno | 11.00-15.00 Visite in altri orari per gruppi di almeno 10 persone
Luglio | 10.00-11.00-12.00 | 15.00-16.00-17.00
Agosto | 9.00-10.00-11.00-12.00-13.00-14.00-15.00-16.00-17.00
Settembre | 10.00-11.00-12.00-15.00-16.00

Tariffe

Ramo Sud

BASSA STAGIONE 01/03–31/05 e 01/10–02/11
Biglietto intero – 8.00€
Biglietto ridotto – 4.00€
MEDIA STAGIONE 01/06–31/07 e 01/09–30/09
Biglietto intero – 10.00€
Biglietto ridotto – 5.00€
Gruppi – 8.00€
ALTA STAGIONE 01/08–31/08
Biglietto intero – 11.00€
Biglietto ridotto – 5.00€
Gruppi – 8.00€

Ramo Nord

Biglietto intero – 15.00€
Biglietto ridotto – 7.50€
Biglietto cumulativo – 10.00€

Nel Neolitico l’acqua assume un ruolo di vitale importanza per l’agricoltura e per la navigazione, quest’ultima attestata dalla circolazione dell’ossidiana e dalla presenza di siti risalenti al Neolitico Antico in prossimità di facili approdi.
Un esempio potrebbe essere la Grotta del Bue Marino, e sempre nella costa orientale la Grotta del Papa a Tavolara, dove il riferimento all’acqua – marina – si associa alla presenza di raffigurazioni simboliche.

Si tratta di figurazioni incise a martellina sulla superficie della roccia posta all’ingresso, dove si possono identificare una ventina di figure antropomorfe, una coppella e due cerchi con una piccola coppella al centro, in massima parte raggruppati insieme al limite della passerella di cemento, che addirittura copre a metà una figura.

Purtroppo la sua lettura è estremamente difficile, sia per l’irregolarità del calcare, sia per l’azione corrosiva della salsedine.
Le figure sono del tipo a “doppia forcella”, ossia con braccia e gambe piegate a U. All’interno di questo schema ci sono grande varietà di atteggiamenti come: la figura isolata in basso a destra che presenta uno schema a candelabro, con arti multipli; due figure poco al di sopra, presentano un’appendice laterale obliqua; l’ultima figura in alto del gruppo principale ha le gambe piegate a U nella stessa direzione delle braccia; tutte hanno arti più o meno lunghi, inclinati e arcuati e sono disposte in modo sparso rispetto ai tre motivi concentrici.

Nel 1955 Giovanni Lilliu asportò l’unico lembo del riempimento della grotta del Bue Marino, precisamente nel ripiano che fa da passaggio dalla sala detta della Dama Bionda (resti di una donna trovati nel 1954, forse appartenenti ad una spia di guerra) al Lago Smeraldino. Un lembo di terra di m 2,40 di lunghezza per 1,70 di larghezza, questo ciò che rimaneva – dopo la moderna sistemazione della grotta – del deposito archeologico che doveva trovarsi originariamente all’interno della stessa. Si riportarono alla luce un lisciatoio in pietra verde, frammenti di ceramica rozza decorata, un residuo di focolare con ossa di animali, ceneri e carboni.
Per quanto riguarda il ramo Nord, totalmente invaso d’acqua, è impossibile che si siano potute conservare le tracce della presenza dell’uomo.

Sulla cronologia si registrano ipotesi differenti: sulla base dei pochi materiali diagnostici rinvenuti in una situazione stratigrafica poco chiara, si può fissare una datazione al Neolitico Recente (Cultura di Ozieri), oppure all’inizio dell’età del Rame (Cultura di Filigosa), per quest’ultima in analogia con i motivi incisi su di un peso da telaio proveniente da Conca Illonis – Cabras, datati al medesimo orizzonte cronologico. La “scena” raffigurata è quella di alcuni “oranti” disposti attorno ad un cerchio interpretato come motivo solare.

Per concludere, è attendibile l’ipotesi che le grotte e i ripari in generale, abbiano avuto una funzione non solo abitativa, ma anche magico – religiosa, forse legata a rituali funerari, come nelle manifestazioni coeve di arte ipogeica. Ma per rinforzare questa ipotesi occorrono prove documentali di un uso funerario, che purtroppo questo contesto difficilmente ci potrà riportare.

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