Siti di interesse

I monumenti archeologici di Dorgali e Cala Gonone

La ricchezza del patrimonio archeologico dorgalese è stata messa in risalto da vari autori a partire dalla fine dell’800. I primi studi si devono a Domenico Lovisato che collezionò numerose accettine litiche, oggi esposte al Museo Archeologico, e si occupò di alcune Domus de Janas. Nel 1911 Ettore Pais rese noto il Villaggio di Tiscali, situato all’interno di una dolina in cima al monte omonimo. In seguito Antonio Taramelli, pubblicò la prima carta archeologica della Sardegna, dando brevi notizie sui monumenti allora conosciuti: “Debbo segnalare agli studiosi il grandissimo interesse che ha Dorgali; la bellezza del territorio dalle montagne dolomitiche superbe, dalle foreste incantevoli, dai golfi pieni di incantevole azzurro, di misteriose grotte sottomarine, di antri dove sfilano in processione di ceri le stalattiti più sorprendenti”, così scriveva nell’introduzione al suo lavoro “Dorgali (Nuoro). Esplorazioni archeologiche nel territorio del Comune” del 1933.

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    Nel 1936 iniziarono gli scavi di Serra Orrios ad opera di Doro Levi, successivamente Giovanni Lilliu contribuì alla conoscenza del territorio dorgalese, pubblicando le sue impressioni sul noto villaggio nuragico e in seguito sugli scavi alle Grotte del Bue Marino e al Dolmen di Motorra.

    Nel 1955 le ricerche di Carlo Alberto Blanc indiziarono la presenza di tracce di frequentazione umana nel Pleistocene nelle grotte della costa dorgalese. Nel 1978 fu effettuato lo scavo nella Tomba di Giganti di S’Ena ‘e Thomes da parte di Fulvia Lo Schiavo e pubblicato il suo studio sulle figure antropomorfe della Grotta del Bue Marino. Nello stesso anno Maria Luisa Ferrarese Ceruti diede notizia del ritrovamento di Sisaia, la sepoltura femminile ritrovata in una grotta nella Valle di Lanaitho.

    La prima importante pubblicazione arrivò nel 1980, con “Dorgali documenti archeologici”, nel quale diversi studiosi diedero il loro contributo per una maggiore conoscenza del territorio, in concomitanza con l’inaugurazione del Museo Civico Archeologico di Dorgali. Si tratta del primo censimento curato dalla Soprintendenza Archeologica per le province di Sassari e Nuoro, con la collaborazione dell’amministrazione comunale e del Gruppo Grotte di Dorgali.

    Il secondo catalogo risale al 1995, in “Dorgali, monumenti antichi”, nel quale M. Rosaria Manunza illustrò la sua ricerca che comprendeva il posizionamento cartografico dei siti, il rilievo di numerosi monumenti e lo scavo di alcune strutture. Il volume può essere considerato il punto di riferimento per la conoscenza del patrimonio archeologico del Comune.

    A partire dal 2006 e 2007, il Comune di Dorgali, con l’ausilio della Società di servizi per l’assistenza allo sviluppo territoriale, coordinato dal professor Giuseppe Scanu, ha condotto uno studio finalizzato alla realizzazione del P.U.C. (Piano Urbanistico Comunale) dal quale si apprende ldi oltre 400 siti archeologici che partono dal Neolitico fino alla tarda antichità: 55 Domus de Janas, 3 Menhir, 16 Dolmen, un’area con altorilievi, 44 nuraghi, 111 abitati/villaggi, 5 muraglie megalitiche, 19 pozzi, una fontana, 45 tombe di giganti, 88 siti romani/tardo-romani, 4 lunghi tratti stradali presumibilmente di età romana.

    Rispetto ciò che si è esposto finora si deve però ascrivere che dal punto di vista archeologico le grotte non sono più state oggetto di una puntuale ricerca scientifica archeologica. Fulvia Lo Schiavo nella pubblicazione del 1980 afferma: “Sappiamo che la densità di insediamento in grotta nel dorgalese è stata molto elevata, dato che non esiste praticamente una cavità che non abbia restituito materiali archeologici, dalla Cultura di Ozieri all’età romana, ma le caratteristiche di questi insediamenti ed il loro collegamento reciproco, il rapporto fra l’uso come abitazione e quello come sepoltura o luogo sacro, le interrelazioni fra grotte e territorio circostante, sono, per le varie epoche, quesiti scottanti che esigono una pronta risposta” .

    Le domus de janas nel dorgalese

    Le domus de janas sono delle strutture sepolcrali preistoriche scavate direttamente nella roccia tipiche della Sardegna prenuragica. Si trovano sia isolate che in grandi concentrazioni, andando a formare delle vere e proprie necropoli.

    A partire dal Neolitico recente fino all’Età del Bronzo antico, queste strutture caratterizzarono l’intera isola.
    In italiano il termine in lingua sarda domus de janas è stato tradotto in “case delle fate”, mentre in altre zone sono conosciute anche con il nome di forrus o forreddus.

    Anche se presenti in altri siti mediterranei, sull’isola acquistano un carattere di unicità e straordinarietà per l’accurata lavorazione, per i caratteristici aspetti architettonici e le ricche decorazioni che richiamano quelle che furono le case dei vivi, dando una precisa idea di come in realtà fossero costruite le abitazioni cinquemila anni fa.

    Si possono perciò trovare grotticelle a forma di capanna rotonda con il tetto a forma di cono, ma anche con spazi rettangolari e a tetto spiovente, provviste di porte e di finestre. Le pareti poi venivano spesso ornate con simboli magici in rilievo, rappresentanti corna taurine stilizzate, spirali ed altri disegni geometrici.

    Piuttosto numerose sono infatti le rappresentazioni naturalistiche o schematiche della testa taurina o di ariete, o delle sole corna, che testimoniano il culto di una divinità simbolo di rigenerazione per i defunti in quanto emblema della vita e della potenza fecondatrice.

    Quelle dorgalesi sono molto semplici e non raggruppate ad eccezione di Conca ‘e Janas dove si contano 8 domus, s hanno una planimetria semplice, solitamente ad un solo vano e non superano quasi mai i due metri di ampiezza. Manca in tutte l’elemento decorativo sia di carattere architettonico che simbolico rituale. Tre di esse si possono facilmente localizzare nei pressi dell’abitato.


I siti gestiti più visitati

La visita a uno qualunque dei siti gestiti consente la visita gratuita al Museo Archeologico.
LEGENDA TARIFFE

Tariffa Gruppi:

  • per gruppi di visitatori composti da un numero non inferiore a n.20 persone,non aventi diritto ad altra riduzione

Tariffa Ridotta:

  • per bambini di età compresa fra i 6 ed i 13 anni;
  • per comitive di studenti organizzate da Istituti
    scolastici;
  • per persone di età superiore a danni 70 (munite di idoneo documento);

Gratuità:

  • per bambini sotto i 6 anni;
  • per soggetti diversamente abili e loro accompagnatori(nel numero massimo di un accompagnatore per ogni persona diversamente abile);
  • per gli insegnanti accompagnatori di gruppi di studenti(nel numero massimo di una gratuità ogni 10 alunni)

NURAGHE MANNU

Tariffe

BIGLIETTO INTERO: € 4
BIGLIETTO RIDOTTO: € 2


Orari

Aprile | 10.00/13.00 – 15.00/18.00
Maggio – Giugno – Luglio – Agosto – Settembre | 09.00/12.00 – 16.00/19.00
Ottobre | 10.00/13.00 – 15.00/18.00

Serra Orrios

Tariffe

BIGLIETTO INTERO: € 5 
BIGLIETTO RIDOTTO: € 2,50


Orari

Gennaio – Febbraio – Marzo | 09.00/13.00 – 14.00/17.00
Aprile – Maggio – Giugno | 09.00/13.00 – 15.00/18.00
Luglio – Agosto | 09.00/13.00 – 16.00/19.00
Settembre | 09.00/13.00 – 15.00/18.00
Ottobre – Novembre – Dicembre | 09.00/13.00 – 14.00/17.00

TISCALI

Tariffe

BIGLIETTO INTERO: € 5 
BIGLIETTO RIDOTTO: € 2,50


Orari

Gennaio – Febbraio – Marzo – Aprile | 9.00/17.00
Maggio – Giugno – Luglio – Agosto – Settembre | 9.00/19.00
Ottobre – Novembre – Dicembre | 9.00/17.00

ISPINIGOLI

Tariffe

BIGLIETTO INTERO: € 8 
BIGLIETTO RIDOTTO: € 4
GRUPPI: € 6


Orari

Gennaio – Febbraio | 11.00 (sabato e domenica 11.00-12.00)
Marzo | 10.00-11.00-12.00 | 15.00-16.00
Aprile – Maggio | 10.00-11.00-12.00 | 15.00-16.00-17.00

Giugno | 10.00-11.00-12.00-13.00-14.00-15.00-16.00-17.00
Luglio – Agosto | 10.00-11.00-12.00-13.00-14.00-15.00-16.00-17.00-18.00
Settembre - Ottobre | 10.00-11.00-12.00-13.00-14.00-15.00-16.00-17.00
Novembre  | 11.00 – 12.00
Dicembre | 11.00 (sabato e domenica 11.00-12.00)

GROTTA DEL BUE MARINO

Orari

Ottobre/Novembre – Marzo/Giugno | 11.00-15.00 Visite in altri orari per gruppi di almeno 10 persone
Luglio | 10.00-11.00-12.00 | 15.00-16.00-17.00
Agosto | 9.00-10.00-11.00-12.00-13.00-14.00-15.00-16.00-17.00
Settembre | 10.00-11.00-12.00-15.00-16.00

Tariffe

Ramo Sud

BASSA STAGIONE 01/03–31/05 e 01/10–02/11
Biglietto intero – 8.00€
Biglietto ridotto – 4.00€
MEDIA STAGIONE 01/06–31/07 e 01/09–30/09
Biglietto intero – 10.00€
Biglietto ridotto – 5.00€
Gruppi – 8.00€
ALTA STAGIONE 01/08–31/08
Biglietto intero – 11.00€
Biglietto ridotto – 5.00€
Gruppi – 8.00€

Ramo Nord

Biglietto intero – 15.00€
Biglietto ridotto – 7.50€
Biglietto cumulativo – 10.00€

Mappa dei siti (In aggiornamento)

Le Domus de Janas
Le Domus de Janas, altrove note con il nome di forrus o forreddus, sono delle strutture sepolcrali preistoriche scavate direttamente nella roccia, tipiche della Sardegna prenuragica. Si trovano sia isolate che in grandi concentrazioni, andando a formare delle vere e proprie necropoli. A partire dal Neolitico recente fino all'età del bronzo antico, queste strutture caratterizzarono l’intera isola. Il termine in lingua sarda Domus de Janas è stato tradotto in italiano come "case delle fate". Seppur presenti in altri siti mediterranei, esse acquistano nell’Isola un carattere di unicità e straordinarietà per l'accurata lavorazione, per i caratteristici aspetti architettonici e le ricche decorazioni che richiamano quelle che furono le case dei vivi, dando una precisa idea di come in realtà fossero costruite le abitazioni cinquemila anni fa. Si possono perciò trovare grotticelle a forma di capanna rotonda con il tetto a forma di cono, ma anche con spazi rettangolari e a tetto spiovente, provviste di porte e finestre. Le pareti venivano spesso ornate con simboli magici in rilievo, rappresentanti corna taurine stilizzate, spirali ed altri disegni geometrici. Piuttosto numerose sono infatti le rappresentazioni naturalistiche o schematiche della testa taurina o di ariete o delle sole corna, che testimoniano il culto di una divinità simbolo di rigenerazione per i defunti in quanto emblema della vita e della potenza fecondatrice. Quelle dorgalesi sono molto semplici e non raggruppate - ad eccezione del sito Conca ‘e Janas dove si contano 8 domus - hanno una planimetria semplice, solitamente ad un solo vano e non superano quasi mai i due metri di ampiezza. In tutte manca l’elemento decorativo sia di carattere architettonico che simbolico rituale. Tre di esse si possono facilmente localizzare nei pressi dell’abitato.
I Dolmen
La parola dolmen è di origine bretone antica e significa “tavola di pietra”. Nella forma più semplice il dolmen è costituito da una lastra di pietra messa di piatto su tre o più infisse a coltello (gli ortostati) che racchiudono uno spazio sottostante. Originariamente doveva essere coperto da un tumulo di terra e pietre, delimitato e sorretto nella sua circonferenza da uno o più cerchi di pietra – detto peristalite. La sua funzione – come per le domus de janas – è funeraria. Il rinvenimento nel dolmen di Motorra di ceramica San Michele, risalente al neolitico finale, è la prova concreta che tale manifestazione architettonica interessò questo periodo, accordandosi con le datazioni fuori dalla Sardegna.
Le tombe dei giganti

Tomba di giganti di S’Ena ‘e Thomes

Tumbas de sos gigantes, Tumba de is gigantis o – in qualche zona centrale dell’Isola – di gigantinu, sono le denominazioni popolari utilizzate per indicare le “Tombe di Giganti”, le costruzioni funerarie tipiche della Sardegna nuragica, realizzate a partire dal bronzo medio (orizzonte culturale denominato anche “Sa Turricola”). Si tratta di una tipologia architettonica costituita da un lungo corpo tombale e dall’esedra, un ampio emiciclo con sedili.

Sulla base delle caratteristiche dei monumenti è possibile individuare quattro tipologie costruttive principali:

  1. Tipo dolmenico od ortostatico: formato da un paramento murario composto di lastre di diversa misura disposte a coltello sulle quali poggia una copertura di lastroni “a piattabanda” (un esempio è S’Ena e Thomes - Dorgali);

 

  1. Tipo a filari: presenta pareti realizzate con filari di pietre appena sbozzate che aggettano fino quasi congiungersi al di sotto delle lastre della “piattabanda”, descrivendo una sezione trapezia (è il caso della tomba di Is Concias a Quartucciu-Cagliari);

 

  1. Tipo isodomo: simile alla variante 2 ma ben più curato nella lavorazione dei blocchi; i conci impiegati nella realizzazione di questa tipologia appaiono ben squadrati e con superfici a vista sbiecate (un caso è quello di Biristeddi - Dorgali) del tutto simili a quelli che si ritrovano nelle scale di certi pozzi e fonti sacri (vedi Su Tempiesu - Orune o S. Cristina - Paulilatino).

 

  1. Tipo misto: comprende nella stessa tomba sia la “tecnica dolmenica” che quella “a filari”.

 

L’esedra semicircolare è la parte della sepoltura ritenuta cultuale e per questo motivo anche quella veramente “monumentale”. Sono due le tecniche costruttive impiegate per la sua realizzazione:

– la tecnica ortostatica: si caratterizza per l’impiego di lastre infisse a coltello al centro delle quali svetta la “stele centinata” – con portello di ingresso al vano funerario – di tipo monolitico o bilitico. 

la tecnica a filari: realizzata con conci disposti su file regolari che, al centro dell’emiciclo, delimitano l’ingresso architravato al corridoio funerario.

La stele è il solo elemento costruttivo della sepoltura che, a ragione, può essere definito “megalitico”: il possente lastrone, infatti, può raggiungere i 4 metri d’altezza (citiamo ad esempio il caso della stele di Li Lolghi - Arzachena). 

Particolare risulta essere la sua forma “lunata” alla sommità, ma interessante appare anche la decorazione sulla superficie a vista, ancora oggi oggetto di discussioni e ipotesi interpretative: si tratta di una cornice in rilievo che segue l’intero profilo della lastra e di un listello che la taglia trasversalmente a circa metà altezza.

Il portello d’ingresso, aperto al centro della stele, può avere forma trapezoidale, rettangolare, quadrangolare o superiormente arcuata, spesso contornata da una cornice a rincasso.  In origine l’apertura era fornita di uno sportello o chiusino – che raramente è stato rinvenuto in situ – in alcuni casi recante delle prese laterali e un rilievo, funzionali al miglior inserimento nel vano della porta.

Diversi autori hanno tentato di ricostruire l’aspetto originario delle tombe di giganti. Per far questo ci si è avvalsi di due tipi di documentazione: la riproduzione nella viva roccia delle tombe che si ritrovano nella provincia di Sassari e l’interpretazione del disegno in rilievo sulla superficie della stele centinata. La forma della tomba, specie di quella dolmenica, sembrerebbe la riproduzione di una protome bovina dove il corridoio ed il corpo tombale sarebbero la testa, mentre le ali dell’esedra, le corna. Il monumento era solitamente provvisto anche di elementi architettonici legati al culto, come le nicchie – usate per deporvi le offerte votive – le coppelle e banconi-sedili, utilizzati durante le cerimonie funebri. Importanti, sempre dal punto di vista cultuale, sono i menhir che si trovano solitamente nell’area circostante la tomba. Questi hanno il significato di fertilità e prosperità.

La tipologia della tomba è tipica della Sardegna e sembra la conclusione di un lungo percorso evolutivo, iniziato con i dolmen semplici – nella fase finale della cultura di Ozieri – passando per le tombe “a galleria” – Allées Couvertes dell’Eneolitico (primi tempi del bronzo antico), per giungere allo stadio finale di evoluzione nel I bronzo, con caratteristiche tecnico-costruttive che si sono fissate durante l’età nuragica e hanno perdurato fino agli inizi del I millennio a.C. Per quanto riguarda una cronologia relativa alla tipologia delle tombe, si potrebbe ipotizzare una linea evolutiva che parte dalle tombe con camera a struttura dolmenica, che possono ritenersi più antiche di quelle a filari, per finire con quelle a struttura isodomica più elegante, con concio dentellato come Biristeddi.  Ultime come linea evolutiva, sarebbero quelle con la copertura del corridoio con archetti monolitici (Sa Sedda ‘e sa Cadrea - Sindia) e, forse coeve o poco anteriori rispetto a queste ultime, sono quelle in cui la parte di fondo del corridoio è realizzata con conci di forma di mezzo tronco di cono cavo (Tamuli II di Macomer-Nuoro). Queste cronologie non sono inconfutabili, infatti, parrebbe evidente che la tipologia con stele centinata sia quella più vicina alle Allées Couvertes, mentre sembrano più recenti quelle con l’ingresso poco funzionale, come S’Ena e Thomes, che tuttavia ha il corridoio dolmenico. Per questo non è possibile fissare una datazione attraverso le caratteristiche architettoniche di una tomba.

La Tomba di Giganti di S’Ena e Thomes fu restaurata nel 1977. L’intervento è stato motivato dalle continue incursioni dei ricercatori clandestini, soprattutto nell’area centrale dell’esedra. La tecnica costruttiva utilizzata è quell’ortostatica con stele centinata. Ha una camera rettangolare, delimitata da lastre infisse a coltello nel terreno, la copertura è a piattabanda utilizzando grandi lastroni di granito, di cui tre ancora in posa, mentre gli altri due giacciono rovesciati. Il vano funerario è coperto, invece, da due lastroni di minori dimensioni e ad un livello inferiore rispetto a quelli che coprono la camera. Il pavimento, completamente rovistato dai clandestini, conserva tracce di pavimentazione a lastrine. La tomba complessivamente è lunga 16 m e larga 7. L’esedra è delimitata da lastroni ortostatici a grandezza a scalare, dalla stele verso le estremità, e al centro spicca la grande stele centinata che pesa circa 7 tonnellate con la classica decorazione lungo tutto il perimetro. Alla base di questa si apre il portello.

Le tombe di giganti sono tombe collettive con rituale di inumazione a deposizione primaria e quando ben conservati, i resti ossei si ritrovano lungo tutto il corridoio.  Non è ancora ben chiaro se  le tombe fossero utilizzate indistintamente per gli abitanti del villaggio o solo per una parte privilegiata di essi. Il numero delle inumazioni attestate appaiono troppo elevate perché si possa pensare ad un solo ceto sociale o nucleo familiare, pur considerando una lunga durata della loro utilizzazione e quindi la sepoltura di individui di diverse generazioni. È molto importante inoltre inserire il monumento tra le manifestazioni della religiosità nuragica: l’esedra, infatti, è lo spazio rituale per eccellenza destinato ai riti collettivi per celebrare il culto degli antenati.

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